Non è molto che abbiamo aperto il nostro negozio “Nonni & Bimbi”, ma di una cosa siamo certe: la malattia e la disabilità in Italia sono viste ancora come un tabù.

Qualcosa di cui non si deve parlare o che gli altri non devono sapere di noi, quasi fosse un’onta.

La questione è in un certo senso culturale

Tanti anni or sono, oggi sicuramente non è più la stessa città, ero in vacanza con la mia famiglia a Miami e ricordo nitidamente come fosse frequentata ed abitata in buona parte da pensionati ed anziani, che avevano deciso di trascorrere la loro vita in un clima più mite.

Esistevano veri e propri condomini – non solo Case di Riposo o Residenze Sanitarie Assistenziali – dove i nonnini ancora autosufficienti potevano vivere nel loro piccolo appartamento, ma all’interno di una struttura che assicurava assistenza, se necessario, e dove essi potevano avere una vita sociale appagante.

Li ricordo girare per la città in tutta serenità sulle loro sedie a rotelle tradizionali o motorizzate, con bombole d’ossigeno portatili e mascherine: nessuno si voltava a guardarli quasi fossero alieni.

Ecco, sono passati più di 40 anni, ma ho la percezione che in Italia siamo ancora legati al vecchio schema salute vs. malattia e che alcune cose non vadano raccontate agli altri, a chi non è del cerchio della famiglia.

La difficoltà di parlare di sé

Spesso i nostri clienti faticano a spiegarci quale sia il reale stato di salute della persona che necessita di un ausilio.

Un esempio su tutti è quello degli ausili per incontinenza: ricordo un signore che entrò nel negozio visibilmente in imbarazzo, forse perché sperava di trovare un uomo a servirlo o più probabilmente perché per lui dover chiedere consigli su un assorbente per incontinenza leggera rappresentava una vera e propria sconfitta.

Dal suo punto di vista, si trattava della prova decisiva che era entrato definitivamente nella terza o quarta età e non sarebbe più stato quello di prima.

Per le donne spesso è più facile parlare di incontinenza (certamente meglio se l’ausilio non è per loro), ma credo che ciò avvenga perché la natura ci ha dotate di un apparato riproduttivo che sin dall’adolescenza si attiva periodicamente con una sequenza di cambiamenti fisiologici per preparare il nostro corpo ad un’eventuale gravidanza.

Il che significa che siamo abituate a scegliere ed utilizzare assorbenti.

Un argomento che ci aiuta a comunicare serenamente

Ed è proprio questo l’argomento che spesso utilizziamo con le clienti per sciogliere un po’ il ghiaccio.

Le invitiamo ad aprirsi per cercare di capire quale sia l’ausilio assorbente più idoneo per se stesse o per il loro caro.

E oggi il mercato offre, da questo punto di vista, un’ampia gamma di prodotti per incontinenza da leggera a gravissima.

La malattia a volte fa smettere di vivere il sociale

Il tempo passa, il nostro corpo si trasforma e a volte subentra una malattia o una disabilità e molti pensano che si debba smettere di avere una vita sociale.

Si smette di frequentare luoghi pubblici, di andare al cinema o al teatro, di poter fare la spesa o una qualsiasi commissione in autonomia o di salire su un mezzo pubblico agevolmente, senza la necessità di aiuti esterni.

Certo, in tal senso le barriere architettoniche non aiutano, così come la spregevole abitudine di parcheggiare nei posti riservati ai disabili da parte di coloro che non ne hanno titolo.

Ma le barriere peggiori sono quelle mentali perché ci ingabbiano in consuetudini, abitudini e pensieri che fanno sì che la malattia o la disabilità vengano considerate come qualcosa di ineluttabile, a cui non è possibile porre rimedio.

Migliorare la qualità della vita si può con gli ausili giusti

Ma se è vero che spesso non si possa guarire, è possibile però migliorare la qualità della vita del paziente, cercando e scegliendo gli ausili più adatti alle diverse esigenze e, perché no, scegliendo anche quelli più gradevoli alla vista.

Penso agli occhiali da vista, dispositivi medici alla stessa stregua dei bastoni, delle stampelle, delle sedie a rotelle e dei pannoloni assorbenti.

Oggi sul mercato si possono trovare occhiali da vista di tutte le fogge e colori.

E’ molto più difficile, invece, trovare sedie a rotelle, deambulatori o bastoni colorati, quasi come se la disabilità dovesse essere necessariamente associata al colore grigio o nero e non si potesse invece rendere più gradevoli alla vista e alla vita di tutti i giorni, gli ausili che usiamo quotidianamente.

In tal senso, nei paesi del Nord Europa sono sicuramente più avanti rispetto a noi; mi viene da pensare ad un produttore di ausili assorbenti che, per rendere più accettabile l’utilizzo dei dispositivi, soprattutto quando l’incontinenza inizia ad essere moderata, ha lanciato sul mercato delle mutandine pull-up differenziate per uomo e donna.

Differenti non solo per la distribuzione del fluff assorbente, per la forma e la vestibilità, ma in particolare per il colore del pannolone: quello da uomo è color blu, quella da donna color pesca, per ricordare così la biancheria intima e far sentire a proprio agio le persone che lo indossano.

La vera differenza la facciamo noi: non subire e non arrendersi alla malattia

Pur convivendo con una malattia cronica o una disabilità, per migliorare la qualità della nostra vita, è necessario non arrendersi e non lasciarsi incarcerare da una mentalità che considera la malattia come qualcosa di ineluttabile.

Mentalità che identifica la vecchiaia come un periodo della vita in cui tutte le attività dovrebbero rallentare o addirittura fermarsi e dare ciò che accade per scontato.

Mentalità che porta a pensare che non si possa aspirare invece ad una quotidianità serena o pensare di poter realizzare quei piccoli sogni che ci rendono felici, come fare una passeggiata, andare al cinema, visitare un museo o semplicemente trovarsi con gli amici.

Anche se si è su una sedia a rotelle.

Stefania Bonazzoli

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